PostHeaderIcon L’ uomo che rubava il Colosseo (di G.Rodari)

Una volta un uomo si mise in testa di rubare il Colosseo di Roma, voleva averlo tutto per sé perché non gli piaceva doverlo dividere con gli altri.
Prese una borsa, andò al Colosseo, aspettò che il custode guardasse da un’altra parte, riempì affannosamente la borsa di vecchie pietre e se le portò a casa.
Il giorno dopo fece lo stesso, e tutte le mattine tranne la domenica faceva almeno un paio di viaggi o anche tre, stando sempre bene attento che le guardie non lo scoprissero. La domenica riposava e contava le pietre rubare, che si ammucchiavano in cantina.
Quando la cantina fu piena cominciò a riempire il solaio, e quando il solaio fu pieno nascondeva le pietre sotto i divani.

Ogni volta che tornava al Colosseo lo osservava ben bene da tutte le parti e concludeva fra sé:”pare lo stesso, ma una certa differenza si nota. In quel punto là è già un po’ piccolo”.

E asciugandosi il sudore grattava un pezzo di mattone da una gradinata, staccava una pietruzza dagli archi e riempiva la borsa.

Passavano e ripassavano accanto a lui turisti in estasi, con la bocca aperta per la meraviglia, e lui ridicchiava di gusto, anche se di nascosto:-Ah, come spalancherete gli occhi il giorno che non vedrete più il Colosseo.

Passarono i mesi e gli anni. Le pietre rubate si ammassavano. Ma il Colosseo era sempre al suo posto, non gli mancava un arco.

Il povero ladro, invecchiando, fu preso dalla disperazione. Pensava :”che io abbia sbagliato i miei calcoli? Forse avrei fatto meglio a rubare la cupola di San Pietro? Su,su, coraggio:quando si prende una decisione bisogna saper andare fino in fondo”.

Ogni viaggio, ormai, gli costava sempre più fatica e dolore. Quando sentì che stava per morire si trascinò un’ultima volta fino al Colosseo e si arrampicò penosamente di gradinata in gradinata fin su al più alto terrazzo.

Il sole al tramonto coloravo d’oro, di porpora e di vuole le antiche rovine, ma il povero vecchio non poteva veder nulla, perché le lacrime e la stanchezza gli velavano gli occhi. Aveva sperato di rimanere solo ma dei turisti si affollavano sul terrazzino, gridando in lingue diverse la loro meraviglia. Ed ecco, tra le tante voci, il vecchio ladro distinse quella argentina di un bimbo che gridava: – Mio! Mio!

Come stonava, com’era brutta quella parola lassù, davanti a tanta bellezza. Il vecchio, adesso, lo capiva, e avrebbe voluto dirlo al bambino, avrebbe voluto insegnargli a dire “nostro”, invece che “mio”, ma gli mancarono le forze.

Da “Favole di uno stivale” di Gianni Rodari

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Il Colosseo
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