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Navona square
Piazza Navona, la pi? bella piazza barocca di Roma, occupa la pista dell'antico Stadio di Domiziano del quale ha conservato perfettamente la forma rettangolare allungata, con uno dei lati minori curvo. Lo Stadio fu fatto costruire da Domiziano forse gi? prima dell'86 d.C., per servire ai giochi atletici greci da lui particolarmente apprezzati, misurava 275 metri in lunghezza per 106 di larghezza, due ingressi principali si aprivano al centro dei lati lunghi, mentre un altro era al centro del lato curvo. Da un calcolo effettuato sulla lunghezza dei gradini si ? potuta ricostruire la cifra degli spettatori in circa 30.000. Intorno all'anno Mille, lo stadio era ancora interamente chiuso e la piazza si presentava divisa in piccoli orticelli con qualche casupola e la piccola, primitiva, chiesa di S.Agnese. La vita della piazza inizi?, per?, solo nella seconda met? del XV secolo, allorch? venne qui trasferito il mercato che da parecchi anni si teneva sulla piazza del Campidoglio, divenendo un punto fisso di vendita di ortaggi, carni e merci varie. Luogo di mercato e d'incontro, la piazza divenne anche il luogo delle feste e delle processioni, tanto pi? che era stata regolarizzata e "mattonata" nel 1485. La chiesa di S.Agnese in Agone ? fondata, si dice, sul luogo in cui, nell'anno 304 d.C., fu martirizzata la giovane Agnese, rea di avere rifiutato il figlio del prefetto di Roma e quindi denunciata come cristiana. Venne denudata e i suoi capelli, allora, ebbero una crescita miracolosa e scesero a coprirle interamente il corpo. Nessuno os? pi? violare la sua verginit? dopo che l'unico che ci prov? cadde fulminato ai suoi piedi: la giovane fin? sgozzata. Come risposta alle statue della Fontana dei Fiumi, il popolo attribu? alla statua di S.Agnese, collocata sulla facciata e raffigurata con una mano sul petto, la volont? di rassicurare la statua del Rio della Plata circa la stabilit? della chiesa. Nell'interno, vi ? la tomba dell'artefice della bellezza della piazza, Innocenzo X, la quale, si dice, benedice chi non lo vede: difatti, la tomba ? posizionata sopra l'ingresso, dalla parte interna, per cui ben pochi sono coloro che si voltano per ammirare il busto del pontefice.
The talking statues
Sono dette "statue parlanti" quelle sculture antropomorfe in pietra utilizzate in passato dal popolo romano(in realtà erano scritte dai letterati dell'epoca) per affiggervi, ogni notte, satire clandestine rivolte preferibilmente contro il governo e i suoi rappresentanti. Le pasquinate non erano soltanto espressione di un malcontento popolare: in molti casi gli stessi rappresentanti del potere le usarono a fini propagandistici contro avversari scomodi, magari sfruttando l'arte poetica ed ironica di letterati. Queste statue sono: Marforio, figura maschile della Roma imperiale raffigurata sdraiata su un triclinio che si trova nel cortile antistante l'entrata dei Musei Capitolini; Madama Lucrezia, busto muliebre raffigurante la figlia di Nicolò d'Alagno, collocata all'angolo della chiesa di S. Marco a Palazzo Venezia; il Facchino, busto maschile che sorregge tra le mani un barilotto da cui fuoriesce uno zampillo d'acqua, alloggiato in una nicchia di via Lata; il Babbuino, statua raffigurante un sileno (essere mitologico che si rappresenta gonfio come un otre), situata in via del Babuino; e lo Scanderberg, tondo raffigurante il principe albanese Giorgio Castriota detto Scanderberg (dai romani corrotto in "Scannabecchi") posto sulla facciata del suo palazzetto nel vicolo omonimo, presso via della Dateria. Oggi queste statue sono offese dal tempo, coperte dalle auto parcheggiate e mute ma in passato erano il più grande partito di opposizione della Roma papalina. Il primo a parlare fu un marmo antico, posto su uno spigolo di Palazzo Braschi, che inveiva contro papa Borgia.
Pasquino è l'anima di Roma, lo spirito del popolo romano. Pasquino esisteva ancor prima di esistere come statua parlante. Esisteva nell'arguzia, nella salace ironia di Orazio, di Marziale, di Giovenale, di Ovidio e di Catullo, nella satira, nello sfottò, nell'animus del popolo romano. Marforio era considerato la "spalla" di Pasquino, poichè in alcune delle satire le due statue dialogavano fra di loro: una faceva domande riguardo ai problemi sociali, alla politica, ecc., e l'altra dava risposte argute. Madama Lucrezia, detta "dalle malelingue" invece era spesso spettatrice dei dispetti tra i ragazzini del quartiere. La statua era oggetto di una strana devozione. Alla Madama occorreva mostrare rispetto togliendosi il cappello. Anche i forestieri erano volenti o nolenti costretti ad omaggiarla grazie al trucco della monetina legata ad un filo. Il malcapitato inseguiva la monetina e l'artefice dello scherzo gli assestava un colpo sulla testa che gli faceva volare via il copricapo. Tanti furono anche gli omaggi alla nobildonna che un giorno venne ritrovata in terra con un cartello appeso al collo recante la scritta "Basta non ne posso più".
Julia street
La via prende il nome da Papa Giulio II, che aveva l'intenzione di creare un anello viario composto da Via della Lungara, ponte Sisto, via Giulia e a chiudere un ponte ? progettato ma mai realizzato ? davanti all'ospedale di Santo Spirito. Una parte importante del progetto globale di Giulio II fu la riorganizzazione della citt? medioevale di Roma, la cui mancata risistemazione diventava visibile man mano che la citt? cresceva di importanza economica, risalendo dalla situazione stagnante in cui era finita nel XIV secolo. La nuova strada era stata concepita come un'arteria di collegamento tra le istituzioni del governo pontificio, che vennero raccolte in un'unica area: il Palazzo della Cancelleria, che si stava finendo di costruire in quel periodo, la zecca papale, il palazzo dei Tribunali, che era stato appena progettato. Il progetto dettagliato della strada fu fatto da Donato Bramante, che stava lavorando alla nuova Basilica di San Pietro, che stava assumendo il suo aspetto sull'altra sponda del fiume. Via Giulia divenne una strada di case modeste con giardini dietro di loro, costruiti per proprietari privati o per confraternite, a volte per speculazione, intervallati a vole da palazzi pi? ambiziosi. Questo ? il contesto urbano delle cosiddette "case di Raffaello", con i loro negozi sul fronte strada. VIA GIULIA NELLA ROMA CAPITALE CURIOSITA' A Via Giulia non esistono i marciapiedi, in compenso la strada ? pavimentata a sampietrini che ne aumentano il fascino ed il carattere d'epoca.
The subterranean Rome
Come quella in superficie, anche la Roma sotterranea si estende per chilometri in un labirinto di vicoli che sembra non terminare mai. Scendere nei sottoterranei di Roma è l'inizio di un viaggio alla scoperta di altre bellezze, monumenti, muri affrescati..Anticamente, a causa delle frequenti inondazione del Tevere, invasioni e saccheggi.. intere ville, giardini, basiliche sprofondarono sottoterra e lì sarebbero rimasti se qualcuno non si fosse preoccupato di renderli visibili, o quasi, a tutti. Un esempio è la Domus Aurea, l'immensa residenza di Nerone che l'imperatore costruì su un territorio vastissimo e decorò con quanto di più raffinato potesse trovare. Di essa si persero le tracce fino a quando tornò ad emergere grazie alle strane attività notturne che amavano praticare gli artisti rinascimentali che, complice il buio, si calavano all'interno delle grotte misteriose che si aprivano vicino al Colosseo per copiarne gli affreschi. Completamente accessibile è l'area archeologica che si mescola con gli ambienti della cripta di Santa Cecilia, basilica in travertino dedicata alla martire bambina protettrice della musica. All'entrata ci accolgono una domus e un'insula davanti alle quali è impossibile non provare un misto di stupore e disorientamento, lo stesso sentimento che ci impadronisce durante la discesa in un sottosuolo così ricco di tesori e davanti alle catacombe romane. A Roma ci sono circa 60 catacombe ma le più belle sono quelle dedicate a San Sebastiano e San Callisto sull'Appia, a Santa Priscilla sulla Salaria, a Sant'Agnese sulla Nomentana, a Santa Domutilla( 15 km di cunicoli sotto il tracciato di via delle Sette Chiese. Percorrendo il fresco labirinto scavato nel tufo di questi cimiteri vedremo i luoghi delle persecuzioni dei Cristiani, si scoprirà che non è vero che le catacombe erano luoghi di preghiera e riunione come non è vero che queste sepolture fossero la conseguenza dell'illegalità della religione cristiana (la stessa pratica è presente anche in altre religioni). Oggi la Roma sotterranea è visitatissima dai romani che desiderano conoscere meglio la propria città, dai turisti che vogliono poter raccontare di aver visto Roma fuori e dentro, da coloro che sono scesi nei meandri attirati dal fresco del tufo ma vanno via disorientati e incantati dal fatto che su una città come Roma non si potrà mettere la parola fine.
Campo de' Fiori
Il rione di Campo d? Fiori prende nome da un?antica distesa di fiori che giungeva sino alle sponde del Tevere.Le origini infatti disegnano la piazza come un semplice prato in fiore dove pascolava il bestiame, con le case e le torri solo da un lato, a ridosso dei ruderi del Teatro di Pompeo; dall'altro lato la vista del nudo Tevere. La dominavano gli Orsini, che si erano impadroniti della zona dal XII secolo, dominando dalla Torre Arpacata, quella ancora riconoscibile a ridosso del Palazzo Pio Righetti. Nel 1440 la piazza fu lastricata da Eugenio I e nel XVI secolo divenne il centro di Roma: Vi sorsero numerosi alberghi, osterie e locande dai nome pi? disparati, "della Nave", "della Luna", "dell'Angelo", "della Scala" ed il pi? celebre di tutti,la "Locanda della Vacca", situato ai numeri 11-14 del vicino vicolo del Gallo e gestito, nel secondo decennio del Cinquecento, da Vannozza Caetani, l'amante di papa Alessandro VI Borgia e madre di Lucrezia, Cesare, Juan e Jos?, tutti partoriti in questo palazzetto, sul quale si vede ancora lo stemma gentilizio di Vannozza. Il mercato di Campo de' fiori presente ancora oggi con i suoi banconi all?aperto, gli odori ed il dialetto romanesco ? l?ultimo contatto con una Roma sparita, ultimo assaggio di un?atmosfera irripetibile.
The Trevi fountain
La Fontana di Trevi ? la pi? grande ed una fra le pi? note Fontane di Roma; ? considerata all'unanimit? una delle pi? celebri fontane del mondo.La costruzione della fontana, progettata da Niccol? Salvi e addossata al lato minore di Palazzo Poli, su piazza di Trevi, inizi? nel 1732 sotto Clemente XII e venne inaugurata sotto Clemente XIII nel 1762. Il tema della scultura ? il mare, nel prospetto largo 20 m e alto 26 m artificio e natura si fondono nella rappresentazione della scogliera e della vegetazione pietrificata sull'intera base del palazzo fino alla vasca che rappresenta il mare. Al centro della base rocciosa la colossale statua del dio Nettuno (Oceano) ? trascinata con un cocchio a conchiglia da due cavalli marini alati, uno iroso e l'altro placido a riferimento delle diverse caratteristiche della natura, guidati da altrettanti Tritoni, uno giovane e uno maturo a riferimento delle diverse et? dell'uomo; nelle nicchie laterali si trovano le statue della Salubrit? e dell'Abbondanza (allusione agli effetti benefici dell'acqua pura). L'intenzione di Salvi era quella di rappresentare la storia dell'Acqua Vergine, l'acquedotto che tuttora l'alimenta. L'acquedotto fu fatto costruire da Agrippa(genero dell'imperatore Augusto) per far arrivare l'acqua corrente fino al Pantheon ed alle sue terme, il nome Vergine sarebbe stato dato in ricordo di una fanciulla (in latino virgo) che indic? il luogo delle sorgenti ai soldati che ne andavano in cerca. Curiosita'
The Appia Antica street
La via Appia ? probabilmente la pi? famosa strada romana di cui siano rimasti i resti, tanto e' vero che i Romani la chiamavano: regina viarum.I lavori per la costruzione iniziarono nel 312 a.C., per volere del censore Appio Claudio Cieco (Appius Claudius Caecus, appartenente alla Gens Claudia), che fece ristrutturare ed ampliare una strada preesistente che collegava Roma alle colline di Albano. Il percorso originale dell'Appia Antica collegava l'Urbe (partendo da Porta Capena, vicino alle Terme di Caracalla) con Aricia (Ariccia), il Foro Appio, Anxur (Terracina), Fundi (Fondi), Itri, Formiae (Formia), Minturnae (Minturno), Suessa (Sessa Aurunca) e Casilinum Capua. Da Capua proseguiva per Vicus Novanensis corrispondente all'attuale Santa Maria a Vico e superando la Sella di Arpaia raggiungeva, attraverso il ponte sul fiume Isclero, Caudium (Arpaia) e di qui, costeggiando il monte Mauro, scendeva verso Apollosa ed il torrente Corvo, su cui, a causa del corso tortuoso di questo, passava tre volte, utilizzando i ponti in opera pseudosidoma di Tufara, di Apollosa e Corvo. La via usa come tracciato la colata di Capo di Bove, una colata di lava di 270 mila anni fa che veniva dal Vulcano Laziale (i Colli Albani) e che, fluendo all'interno di un valloncello, ? arrivata fino a dove oggi c'? la tomba di Cecilia Metella. Allora Appio Claudio, per tracciare l'Appia, sfrutt? proprio la sommit? di questa dorsale che nei secoli scorsi era formidabile anche per il panorama che dava sui due versanti, perch? si manteneva alta e da dove si poteva scorgere tutta la campagna romana. From Capua continued for Vicus Novanensis corresponding to the Santa Maria a Vico and the overcoming of Saddle Arpaia reached through the bridge over the river Isclero, Caudium (Arpaia) and here, along the upstream Mauro, down towards the river and Apollosa Corvo, on which, because of the tortuous course of this, passed three times, using bridges in place pseudosidoma of Tufara, Apollosa and Corvo. The road route used as the cast of Cape Bove, a lava flow of 270 thousand years ago that was from Volcano Laziale (the Alban Hills) and that, flowing within a valloncello, came up to where today c ' is the tomb of Cecilia Metella. Appio Claudio, to track the Appia, exploited the very top of this ridge that in past centuries was formidable even for the landscape that gave the two sides, because it maintained high and where you could see all the Roman .
Trastevere
Trastevere ? il XIII rione di Roma; si trova sulla riva ovest (riva destra) del fiume Tevere, a sud della Citt? del Vaticano. Il suo nome deriva dal latino trans Tiberim (al di l? del Tevere), che era anche il nome di una delle regioni augustee. Al tempo delle origini di Roma (754-509 a.C.), la zona di Trastevere era una terra ostile che apparteneva agli Etruschi, Roma la occup? solo per poter sorvegliare il fiume da ambo i lati. Roma non aveva interesse ad estendersi urbanisticamente su quel lato, ed, infatti, Trastevere era connesso al resto della citt? solo da un debole ponte di legno, il Sublicio. In et? repubblicana, le zone vicino al fiume si popolarono di quei lavoratori che avevano a che fare con il fiume, come marinai e pescatori, e ci fu una grande affluenza di immigrati orientali, principalmente ebrei e siriani. La considerazione della zona come parte della citt? inizia con l'imperatore Augusto, che divise il territorio di Roma in 14 regioni; l'attuale Trastevere era la quattordicesima ed era chiamata regio transtiberina. Tuttavia, tale regione era ancora al di fuori della citt? vera e propria, almeno fino all'imperatore Aureliano (270-275 d.C.), che fece estendere le mura per includere anche Trastevere, insieme al monte Vaticano.
Margutta street
Via Margutta ? senza dubbio una delle pi? belle e caratteristiche vie di Roma; situata nel centro di Roma, nel rione Campo Marzio alle pendici del monte Pincio e nota come il "strada degli artisti", Via Margutta ? luogo di gallerie d'arte e di ristoranti alla moda.All'origine era soltanto il retro dei palazzi di via del Babuino, dove si posteggiavano le carrozze e i carretti e dove si trovavano i magazzini e le scuderie. Sulle pendici della collina, piccole case di stallieri, muratori, marmisti, cocchieri e nel viottolo l'attivit? degli operai aveva maggior spazio che non nei cortili gentilizi dei palazzi. L'etimologia del toponimo ? incerta,infatti alcuni sostengono derivi dal volgare Marisgutia,cio? goccia di Mare,per via di un ruscello che dal Pincio scendeva verso il Tevere,ma probabilmente deriva da una famiglia Marguti,di cui risulta un tale Luigi Marguti, detto Margutte, barbiere, esercitare il suo lavoro nella via intorno al 1526. A Via Margutta si celebra ogni anno, dal 1953, la celebre mostra "Cento pittori a Via Margutta", un interessante appuntamento per appassionati d'arte che rende questa strada una galleria d'arte all'aperto, presentando oltre 1.000 opere tra dipinti a olio, disegni, e acquerelli, anche di artisti poco noti, accuratamente selezionati, provenienti da molti paesi, impegnati in varie tipologie espressive come figurazione, astrattismo, ritratto, paesaggismo, simbolismo, surrealismo, ecc.< BR> L'ingresso oltre che gratuito, ? aperto a tutti Fonti: Cento Pittori Roma Segreta
The Magic Door of Rome
La Porta Alchemica , detta anche Porta Magica o Porta Ermetica o Porta dei Cieli, è un monumento edificato tra il 1655 e il 1680 da Massimiliano Palombara marchese di Pietraforte nella sua residenza, villa Palombara, sita nella campagna orientale di Roma sul colle Esquilino nella posizione corrispondente all'odierna piazza Vittorio, dove oggi è stata collocata.
La Porta Alchemica è l'unica sopravvissuta delle cinque porte di villa Palombara, sull'arco della porta perduta sul lato opposto vi era un'iscrizione che permette di datarla al 1680, inoltre vi erano altre quattro iscrizioni perdute sui muri della palazzina all'interno della villa. Secondo la leggenda, trasmessaci nel 1802 dall'abate ed erudito Francesco Girolamo Cancellieri, uno stibeum pellegrino fu ospitato nella villa per una notte.
Sul frontone della porta alchemica è rappresentato il sigillo di Salomone circoscritto da un cerchio con iscrizioni in latino, con la punta superiore occupata da una croce collegata ad un cerchio interno e la punta inferiore dell'esagramma occupata da un oculus : il simbolo alchemico del sole e dell'oro. I simboli alchemici lungo gli stipiti della porta seguono la sequenza dei pianeti associati ai corrispondenti metalli: Saturno-piombo, Giove-stagno, Marte-ferro, Venere-rame, Luna-argento, Mercurio-mercurio, Sole-oro. Ad ogni pianeta viene associato un motto ermetico, seguendo il percorso dal basso in alto a destra, per scendere dall'alto in basso a sinistra, secondo la direzione indicata dal motto in ebraico Ruach Elohim. La porta si deve quindi leggere come il monumento che segna il passaggio storico del rovesciamento dei simboli del cristianesimo verso il nuovo modello spirituale che si stava sviluppando nel Seicento.
The ghosts of Rome
Basta passeggiare di notte, specialmente verso l’alba, per le strade di Roma per avvertire che dietro una porta socchiusa o una finestra male illuminata, potrebbe all’improvviso manifestarsi una figura trasparente carica di storia e di ricordi.
A Vigna Clara pare abiti il fantasma di un medico del 1600 che ama far sentire la sua presenza, alle signore che si riuniscono alle sedute spiritiche, battendo colpi e dando saggi consigli su come curarsi. C’è chi sostiene di averlo anche visto apparire.. è un uomo cicciottello dal viso simpatico.
Uno dei fantasmi più famosi e quello di Costanza De Cupis, una nobildonna vissuta nel XVII secolo. La sua famiglia possedeva alcuni palazzi a piazza Navona, compresi nell’isolato tra via dei Lorenesi, via di S. Agnese e via Santa Maria dell’Anima. Costanza era molto bella. In particolare aveva delle mani graziose e delicate, frutto di invidia tra le donne di corte. La gelosia era così forte che una veggente predisse a Costanza un destino terrificante: una delle sue splendide mani correva il rischio di essere amputata. Costanza, terrorizzata dalla tragica notizia, si chiuse nel suo palazzo, sperando così di non correre nessun pericolo. Invece il destino avverso si manifestò, nonostante la prudenza di Costanza: un giorno mentre ricamava si punse con un ago. La ferita si infettò e, come predisse la veggente, l’arto le fu amputato. Nelle notti burrascose chi si trova a passare nei pressi di villa Pamphili talvolta può sentire un fortissimo rumore di ruote e cavalli.. è la Pimpaccia di Piazza Navona (donna Olimpia Maidalchini) che esce dalla sua villa su un cocchio d’oro trascinato da cavalli con occhi di fiamma e corre per le strade del quartiere lasciandosi dietro scintille di fuoco.
The "Nasoni" of Rome
Bere da er Nasone è una delle tante esperienze da provare a Roma.I nasoni sono le fontanelle che distribuiscono acqua potabile gratuita. Il caratteristico nome prende spunto dal tipico rubinetto ricurvo di ferro, la cui forma ha richiamato l'idea di un grande naso. Queste fontane furono installate per la prima volta nel 1874, per iniziativa dell'assessore Rinazzi, ed erano dotate di tre bocchette a forma di testa di drago(ancora oggi ne possiamo trovare alcune). In seguito però, i "nasoni" di nuova installazione vennero realizzati con un semplice cannello liscio; per il resto, ancora oggi il modello è sempre lo stesso, caratterizzato dal tipico foro superiore per bere.
Nel comune di Roma i "nasoni" sono circa 2.500, dei quali 280 all’interno delle mura. A questi bisogna aggiungere altre 114 fontanelle che distribuiscono gratuitamente Acqua ai Romani, ai turisti e agli animali di Roma. La maggior parte dei Nasoni sono vicinissimi ai luoghi più visitati..Es se ci si trova a San Pietro o al Vaticano basta andare in via della Conciliazione o a Piazza Risorgimento.
The Passetto of Borgo Sant'Angelo
Luci soffuse dei riflettori e delle lampade a olio illuminano di notte questo camminamento fortificato, che dalla Mole Adriana arriva alla città del Vaticano. Nelle calde giornate estive penombra e Ponentino alleviano l’oppressione del caldo. A passeggiarci sopra di giorno sembra una strada come tante altre ma misteriosa e imponente a chi lo vede dal basso. Si notano squarci di paesaggio e lo sguardo incontra le architetture di via della Conciliazione… La notte invece, nasconde e rivela e mette in moto la fantasia…Sono tante le storie che questa può risvegliare. Te ne accorgi appena calpesti il ponticello di assi che da uno dei bastioni del Castello immette sul Passetto. Ti accoglie un cunicolo stretto, tagliato da piccole feritoie. Sopra, il ponte, che era riservato alla guarnigione, scorre all’aperto. Questo è invece un secondo corridoio parallelo coperto, costruito e più volte modificato a partire dalla fine del Medioevo, per consentire ai papi di lasciare inosservati il Vaticano per rifugiarsi a Castel Sant’Angelo.
The Pantheon and its legends
Il Pantheon ("tempio di tutti gli dei") è un edificio della Roma antica, costruito come tempio dedicato alle divinità di tutte le religioni. I Romani lo chiamano amichevolmente la Rotonna ("la Rotonda"), dal nome della piazza antistante.
All'inizio del VII secolo il Pantheon è stato convertito in chiesa cristiana, chiamata Santa Maria ad Martyres, il che gli ha consentito di sopravvivere quasi integro alle spoliazioni apportate agli edifici della Roma classica dai papi. È l'unico tempio pagano sopravvissuto alle distruzioni degli uomini e alla furia degli elementi (le acque del Tevere lo invadevano regolarmente fino al 1879): perciò, Bonifacio IV, salito sul trono papale nel 608, riuscì a ottenere dall'imperatore Foca la cessione di questo splendido monumento che si adattava benissimo alla trasformazione in chiesa cristiana.
I romani, cancellato dalla memoria il ricordo della passeggiata dei "Saepta Iulia", anche in questo caso tirano in ballo il diavolo: Baialardo, mago assai famoso a Roma (ovviamente un personaggio immaginario), ottiene da Satana, in cambio dell'anima, il Libro del Comando, supremo e segreto manuale di arti malefiche. Che, pentito per lo scellerato patto, usa le arti apprese dal magico libro per volare in un solo giorno in pellegrinaggio fino a Gerusalemme e tornare a Roma. Ma al Pantheon trova ad attenderlo Satana che reclama l'anima in rispetto dell'accordo. Il mago, però, conoscendo la passione dei diavoli per le noci, gliene offre alcune da mangiare. Il maligno si distrae e Baialardo si salva rifugiandosi dentro il tempio, dove prega sinceramente pentito. Allora il diavolo, inferocito per esser stato imbrogliato, comincia a girare furiosamente intorno al tempio, producendo con i suoi zoccoli il fossato.
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