Il Foro Romano (parte 3): Le Basiliche

Il termine Basilica venne importato dal cattolicesimo per indicare gli edifici di culto più grandi e importanti ma ai tempi dei romani, le basiliche non avevano alcuna connotazione religiosa e venivano usata soprattutto in inverno, per le attività connesse al Foro, ai tribunali e alle operazioni economiche che in estate avvenivano all’aperto.

Nel Foro Romano sono presenti tre grandi basiliche e, mentre le rovine della Basilica di Massenzio sono imponenti e ben visibili da via dei Fori Imperiali, della Basilica Giulia e della Basilica Emilia sono rimasti solo i basamenti delle colonne e altri pochi resti.

La Basilica Emilia

Si trova tra la Curia e il Tempio di Antonino e Faustina e, essendo completamente scomparse la basilica Porcia (la più antica), la basilica Sempronia e la basilica Opimia, la Basilica Emilia è l’unica basilica sopravvissuta dell’epoca repubblicana a Roma.
Innalzata nel 179 a.C. dai due censori Fulvio Flavio Nobiliare e Marco Emilio Lepido, fu chiamata inizialmente basilica Flavia e poi, essendo pagata quasi per intero da Lepido, il senato decise di dare ad Emilio Lepido l’intestazione.
Il nome attuale, quindi, deriva dalla gens Emilia, che successivamente si occupò dei numerosi restauri dal 78 a.c. al 22 d.c. sotto l’imperatore Tiberio.
La basilica venne poi distrutta da un grande incendio durante il sacco di Roma del 410 ad opera di Alarico e poi, succesivamente, per utilizzare gli ultimi resti per la costruzione del palazzo Torlonia che sorgeva in via della Conciliazione.




La Basilica Giulia

E’ la basilica che fiancheggia la piazza del Foro Romano, tra il Tempio di Saturno e il Tempio dei Dioscuri, nel luogo dove una volta c’era la Basilica Sempronia, una delle più antiche (170 a.C.).
La Basilica Giulia fu iniziata da Cesare nel 54 a.C. e inaugurata, ancora incompleta nel 46 a.C. Fu terminata poi da Augusto dopo la morte di Cesare.

La basilica misurava complessivamente 101 x 49 metri, con la grande sala centrale, di 82 x 18 metri, circondata sui quattro lati da una doppia fila di portici su pilastri in laterizio e travertino che formavano cinque navate. L’edificio era aperto sul lato settentrionale verso la piazza, dove correva un ulteriore ala di portico a pilastri al centro del quale era situato l’ingresso principale, posto sul lato lungo dell’edificio, caratteristica della basilica romana (al contrario di quelle cristiane che avevano l’ingresso sul lato corto).

Della grande basilica dell’epoca oggi rimane soltanto il podio che sorge su alcuni gradini dove si conservano i resti della pavimentazione e di alcune semicolonne.

La Basilica di Massenzio

Posta sul colle della Velia, la basilica di Massenzio, in realtà, non fa parte del Foro Romano propriamente detto.
E’ l’ultima e la più grande basilica civile, iniziata da Massenzio nel all’inizio del IV secolo fu portata a termine dal suo vittorioso rivale Costantino.

Il gigantesco edificio, di cui oggi resta solo il lato settentrionale, misurava 100 x 65 metri con una navata centrale più larga e più alta con base 80 x 25 m. Sulla navata centrale si aprivano tre grandi nicchie per lato, coperti da volta a botte con lacunari ottagonali ancora ben visibili nella parte superstite. Gli ambienti erano collegati tra loro da piccole aperture ad arco.
Sul lato corto occidentale, alla testata della navata centrale si apriva un’abside dove venne collocata una statua colossale alta 12 m raffigurante, in origine, lo stesso Massenzio e in seguito rilavorata con i tratti di Costantino I. Sul lato corto orientale c’era l’ingresso dell’edificio, preceduto da una scalinata, che dava accesso ad un corridoio trasversale aperto sulla navata centrale mediante cinque aperture ad arco.

L’edificio crollò in parte col terremoto intorno alla metà del IX secolo ma soprattutto la basilica venne usata come cava di materiali per le nuove costruzioni papali, come le lastre di bronzo dorato che ricoprivano il tetto fatte togliere da papa Onorio I nel 626 per ornare San Pietro.
La Basilica di Massenzio ispirò molti architetti del Rinascimento; si dice che Michelangelo fu influenzato da essa per la progettazione della cupola di San Pietro.

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