Il più grande Stadio della storia: Il Circo Massimo

A differenza di quello che si può pensare, la più grande attrazione dell’antica Roma non era il Colosseo ma il Circo Massimo.
L’Anfiteatro Flavio infatti è stato costruito oltre 350 anni dopo il Circo Massimo, a sottolineare il fatto che la vera passione dei romani erano i cavalli e le corse dei carri più che per i gladiatori.
E, se il Colosseo poteva contenere tra le 50 e le 80.000 persone, il Circo Massimo aveva una capienza quasi cinque volte maggiore, arrivando anche ai 250.000 posti a sedere; il che ne fa probabilmente la più grande struttura per spettacoli ed eventi sportivi mai costruita nella storia dell’umanità.

Lungo 620 x 140 metri di larghezza, il Circo Massimo occupa la valle tra l’Aventino e il Palatino e, se le prime installazioni risalgono all’epoca dei re Tarquini (VI secolo a.C.), è con Giulio Cesare che, nel II secolo a.C., si ha il primo circo in muratura.

Il lato corto rettilineo verso il Tevere ospitava i dodici carceres, la struttura di partenza delle corse dei carri che, con dodici quadrighe (cocchi a quattro cavalli), compivano sette giri intorno alla spina centrale.
La spina era riccamente decorata con statue, edicole e tempietti, oltre a un obelisco dell’epoca di Ramses II fatto arrivare dall’Egitto da Augusto (obelisco flaminio) e che oggi ritroviamo a piazza del Popolo, spostato nel XVI secolo da papa Sisto V, e un secondo obelisco portato a Roma da Costanzo II nel 357, ed eretto sulla spina dal prefetto Memmio Vitrasio Orfito, e che oggi si trova dietro alla basilica di S.Giovanni in Laterano.
Sulla spina si trovavano inoltre sette delfini, da cui sgorgava l’acqua, che venivano utilizzati per contare i giri della corsa.

Strutturalmente il Circo Massimo era costituito da una serie di arcate al piano terra e un alto muro traforato da finestre, come la parte alta del Colosseo, che illuminavano le molte gallerie all’interno.
I locali a livello del suolo erano disposti in una serie di tre destinazioni: l’ingresso per senatori e cavalieri ai primi gradini del Circo, l’accesso alle gradinate più in alto riservate al resto della popolazione e un terzo utilizzato come bottega.
Non si sa il numero esatto di botteghe ospitate ma, considerando tutto il perimetro del Circo, possiamo tranquillamente dire che era il più grande “centro commerciale” dell’antichità. E, se alle tante tabernae del Circo si aggiungono quelle presenti dall’altra parte della strada, i tantissimi ambulanti, le bancarelle di cibo e souvenir, oltre a locali, bettole e prostitute di notte, la zona intorno al Circo Massimo era un polo di attrazione per tutto il popolo romano, dove c’era folla anche quando non c’erano le gare.

La torretta medioevale che oggi si vede sul lato sud, verso il Colosseo, è chiamata “della Moletta” perchè all’epoca era addossata a un mulino utilizzante l’acqua del cosiddetto Fosso di San Giovanni, un corso d’acqua che attraversava la valle tra Palatino e Aventino fin dai tempi più remoti.
Nel medioevo infatti, dopo il crollo dell’impero, l’area del Circo Massimo venne utilizzata a vigna ed orti e la costruzione di un mulino servì per la lavorazione dei prodotti agricoli con una torre difensiva atta a proteggere un’area di grande importanza.
Dal 1145 la torre è di proprietà dei Frangipane e non sorgeva isolata come oggi, ma era circondata da modeste costruzioni e faceva parte del sistema di fortificazioni della potente famiglia.
Fu poi nel 1943 che le casupole medioevali intorno alla torre e il molino vennero abbattute con l’idea di ripristinare il Circo; cosa che poi non avvenne per l’inizio della Seconda Guerra Mondiale.

Nel 1959 sarebbero dovute svolgersi qui le riprese in esterno della corsa delle bighe del film Ben Hur, ma alla fine la Sovrintendenza rifiutò l’autorizzazione al set, che fu costretto a spostarsi al Circo di Massenzio, sull’Appia Antica.

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