Leggende su Piazza Navona

Piazza Navona, che ai tempi dell’antica Roma, era uno stadio (costruito da Domiziano nell’85) non veniva usata per le battaglie navali, come vuole la leggenda, ma era usato solo ed esclusivamente per le gare di atletica. La leggenda e’ generata dal fatto che la piazza veniva allagata solitamente nel mese di agosto per lenire il caldo; anticamente la piazza era concava, si bloccavano le chiusure delle tre fontane e l’acqua usciva in modo da allagare la piazza.

La Fontana dei Fiumi, inaugurata nel 1651, risulta senza dubbio uno dei monumenti più belli e famosi della Roma barocca e rappresenta i quattro grandi fiumi allora conosciuti. Il Gange, il Nilo, il Danubio e il Rio della Plata: quattro statue di marmo bianco, alte cinque metri, situate su masse sporgenti di travertino. Il Nilo, opera di G.A.Fancelli, presenta la singolarità di avere la testa velata perché le sue sorgenti erano allora sconosciute, anche se per il popolo, invece, esprimeva il disprezzo del Bernini per la vicina chiesa di S.Agnese in Agone, progettata dal suo rivale Borromini, come anche il braccio alzato a protezione della testa del Rio della Plata, opera di Francesco Baratta, esprimeva il timore ironico dell’artista che la chiesa potesse crollare.

La chiesa fu fondata, si dice, sul luogo in cui, durante la persecuzione contro i cristiani operata da Diocleziano tra il 303 e il 313 d.C., fu martirizzata all’età di 12 anni la figlia di un’illustre famiglia patrizia, Agnese.
La sua colpa, avendo fatto voto di castità, fu il rifiuto dell’amore del figlio del Prefetto di Roma, che la denunciò come cristiana. Fu esposta nuda al Circo Agonale, luogo di ritrovo delle prostitute, ma i suoi capelli crebbero miracolosamente a coprirle interamente il corpo.

Si raccontano poi due versioni della leggenda.
Secondo la prima, solo un uomo cercò di avvicinarla, ma morì prima di poterla sfiorare, per poi risorgere in seguito per intercessione della Santa.
La seconda, narra di come nessuno osasse guardarla, ad esclusione di un uomo che perse la vista accecato dal bagliore di un angelo vestito di bianco, protettore di Agnese, per poi riacquistarla grazie a lei.

Agnese venne poi gettata tra le fiamme, ma queste si estinsero, costringendo i suoi carnefici a trafiggerla con la spada alla gola, come veniva fatto con gli agnelli. E’ per questo che nell’iconografia viene spesso raffigurata con una pecorella o un agnello, simboli di candore e sacrificio.

In risposta alle dicerie sulle statue della Fontana dei Fiumi, il popolo attribuì alla statua di S.Agnese, collocata sulla facciata e raffigurata con una mano sul petto, la volontà di rassicurare la statua del Rio della Plata circa la stabilità della chiesa.

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