Ogni giorno un pezzo di Circo Massimo esce fuori dalla terra che lo seppelliva.

Lo spazio dedicato agli spettacoli più grande che l’uomo abbia mai concepito nell’antichità: il Circo Massimo, seicento metri di lunghezza. Fu grandioso ippodromo, consolidatosi in quanto tale con Giulio Cesare nel I Secolo a. C., poi nel Medioevo area agricola, in seguito una palude, poi cimitero e addirittura quartiere fieristico e un gazometro. Oggi è di fatto una delle tante aree verdi-archeologiche del centro di Roma, spesso utilizzata per mega-manifestazioni all’aperto non di rado seguite da polemiche per la delicatezza dell’area, ma sotto il verde, appunto, c’è l’archeologia e alcuni scavi – che come da specialità della casa durano ormai da quattro anni e non si sa quando finiranno – stanno dissotterrando tutta un’ala degli spalti e delle platee del circo.
Un’autentica curva da stadio con entrate e gradinate sta uscendo fuori dai terrapieni, ogni giorno di più.
Il tutto nell’ambito di un progetto di riqualificazione ambientale e di valorizzazione seguito dal Comune di Roma e dalla Sovraintendenza comunale ai Beni Culturali.

E e ogni giorno una sorpresa, un pezzo di circo viene fuori dalla collina, laddove fino a ieri c’era terra e erba. L’unica area del Circo Massimo rimasta quello che era oltre duemila anni fa. L’unica area non smontata, non distrutta, non demolita, non trasportata (come i grandi obelischi che oggi adornano alcune piazze di Roma) da qualche altra parte della città…

Fonte: ArtTribune

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