Il Colosseo
"Finchè esisterà il Colosseo, esisterà Roma; quando cadrà il Colosseo, cadrà anche Roma; ma quando cadrà Roma, anche il Mondo cadrà"

Il Colosseo nel Medioevo
Nel corso del Medioevo, l'Anfiteatro Flavio fu dapprima occupato da alcune abitazioni civili ricavate nei vani dei corridoi anulari del piano terra; poi, nel XII secolo, fu inglobato nelle fortificazioni della potente famiglia aristocratica dei Frangipane. Si trattava di una struttura fortificata estesissima, che riuniva il Circo Massimo, il Palatino e tredici arcate del Colosseo della parte rivolta verso il Laterano. Delle strutture medievali oggi non resta alcuna traccia, ma queste dovevano occupare anche il secondo piano del Colosseo.
L'occupazione presumibilmente era tuttavia soltanto esterna. L'interno aveva subito troppi danni nel corso dei secoli: prima gli incendi, poi i terremoti: nel 442, nel 467 e soprattutto nel 476, anno in cui sembra che Roma tremò addirittura per ben 40 giorni consecutivi. I terremoti si susseguirono anche nei secoli successivi (per esempio nel 739 e nel 780), anche se i primi massicci crolli sembrano imputabili al sisma violento dell'801, allorchè le colonne del portico superiore sprofondarono nell'arena. Con il terremoto del 1348 avvenne l'enorme rovina della parte verso il Celio (e in tale occasione ci fu una disputa tra il Comune, i Frangipane e il papa su chi dovesse appropriarsi dei massi caduti).


Al secolo X risale l'occupazione dell'interno del Colosseo da parte dei calcinatori che adattarono nel monumento le proprie abitazioni e officine. La zona era infatti anche detta Calcarium. La calce si otteneva bruciando sia pezzi di marmo e travertino provenienti dal monumento stesso (già crollati) sia marmi di altra provenienza. In età medievale furono anche praticati i famosi buchi per estrarre le grappe metalliche di piombo a doppia coda di rondine che univano in antico i blocchi. Non essendoci preoccupazione da parte di alcuno di riedificare la dove avvenivano i crolli, le parti crollate, solitamente quelle più alte e le arcate degli spalti a ridosso dell'arena, divenivano materiale di spoglio e quindi vere e proprie risorse edilizie per gli imprenditori più scaltri. È pur vero che quello che i romani medioevali fecero ai danni del Colosseo è niente rispetto ai danni perpetrati dai pontefici del Rinascimento: conci del Colosseo li troviamo alla tribuna di S. Giovanni in Laterano (1439) alla Basilica di S. Pietro (1451) in Palazzo San Marco (metà del sec. XV), a Ponte Emilio (1574). E all'età barocca risalgono infine le più energiche spoliazioni tra cui gli episodi più salienti avvengono nel 1644 (quando papa Urbano VI utilizza alcuni blocchi crollati da tre archi per la costruzione di Palazzo Barberini) e dopo il terremoto del 1703 (quando i blocchi vengono adoperati per la costruzione del Porto di Ripetta).


A differenza di molti monumenti antichi, nel Medioevo il Colosseo non fu coinvolto nel processo di renovatio christiana dei monumenti antichi, come per esempio avvenne per il Pantheon (trasformato nella chiesa di S. Maria ad Martyres), il Tempio di Antonino e Faustina (che fu intitolato a S. Lorenzo), il Tempio della Pace (di cui una parte divenne Ss. Cosma e Damiano) e così via. Il Colosseo mantenne una sua aria antica e paganeggiante, che giustificò la nascita intorno a esso di tutta una serie di leggende, ovviamente infondate, ma che le credenze popolari ritennero vere.
Una testimonianza di questo meccanismo la troviamo in un codice manoscritto della Biblioteca Laurenziana di Firenze in cui è riportata l'opera di Armannino da Bologna. Conosciuto anche come Armannino Giudice, questo notaio nel 1325 compose la Fiorita, una raccolta di racconti storici e leggendari (in prosa e in versi), il tutto racchiuso in una cornice moralistica. Ora, Armannino, ignorando che il Coliseo in Antico fosse stato un luogo di spettacolo, sostenne che esso era un tempio, anzi il principale dei templi pagani di tutto il mondo. In esso sarebbero stati racchiusi molti spiriti diabolici che compivano grandi prodigi, e i sacerdoti, mostrando l'effigie del principale demone al popolo, solevano chiedere: Lo veneri? che in latino si diceva Colis eum?, donde il nome dell'edificio... La malattia della facile etimologia colpì profondamente la cultura medioevale.
Ma a parte l'etimologia, resta interessante questa interpretazione del Colosseo come tempio demoniaco; da essa sembra dipartirsi un filo preciso che collega la Fiorita con altri testi medioevali (come una guida anonima manoscritta conservata nella Biblioteca Nazionale di Firenze dell'inizio del sec. XV) in cui si afferma che il Colosseo sarebbe stato un tempio del Sole coperto in bronzo dorato sulla cui superficie erano rappresentate tutte le stelle.

Fonte: http://www.medioevo.roma.it

"Oltre" il Colosseo


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